La tensione si taglia con il coltello. A meno di quarantotto ore dal congresso cittadino di Forza Italia, il clima tra le fazioni interne appare sempre più teso: lacerazioni interne, tentativi falliti di mediazione e la sensazione di un imminente duello all’ultima tessera.
Il termine ultimo per presentare – o ritirare – le candidature è scaduto oggi, venerdì 28 marzo alle ore 10:30, senza riservare colpi di scena e senza dichiarazioni ufficiali. Sul tavolo restano i due nomi già noti: quello di Nicola Mucci, ex sindaco e attuale commissario del partito, e quello di Calogero Ceraldi, capogruppo e principale riferimento della corrente che fa capo al vicesindaco Rocco Longobardi.
Le manovre, cominciate con il rinvio del congresso lo scorso 14 marzo, non hanno prodotto alcun risultato tangibile. Telefonate, incontri, scambi epistolari: tutto inutile. L’idea avanzata da Mucci di proporre come figura di garanzia Fabio Lunghi, già presidente della Camera di Commercio, non ha trovato il consenso sperato. Parimenti, anche i tentativi di apertura di Ceraldi si sono arenati di fronte all'impossibilità di trovare una sintesi.
Non è servito a ricomporre il quadro nemmeno il colloquio tra Longobardi e Alessandro Sorte, segretario regionale di Forza Italia, durante la trasferta romana dell’Assessore alle attività produttive della città di Gallarate, così come è rimasta inascoltata la lettera dai toni perentori inviata dall’ex assessore Aldo Simeoni al vicesindaco. Alla vigilia del congresso, la frammentazione appare totale, con ciascuna corrente decisa a difendere il proprio fortino senza arretrare di un millimetro.
Domenica mattina, alle ex scuderie Martignoni, il confronto si consumerà in un clima di acceso antagonismo. Alle 10.30 l’apertura ufficiale del congresso, alle 11 l’avvio delle operazioni di voto: se le posizioni non muteranno all’ultimo istante, le urne saranno l’unico arbitro chiamato a sciogliere un nodo che, per ora, nessuno sembra in grado di districare.