«Dedicare questo spazio a Sergio Ramelli significa ricordare una giovane vita prima minacciata e poi colpita a morte perché l’avversario politico o chi aveva idee non conformi doveva essere eliminato (…) Mi piacerebbe che questa intitolazione, fortemente voluta da Fratelli d’Italia, votata dalla forze politiche di maggioranza, non sia vista come divisiva. Questo ragazzo non era un ultras della politica, aveva appena iniziato a fare politica, aveva i capelli lunghi, era, a detta di chi lo conosceva, simpatico, non aveva mai alzato le mani, aveva espresso la sua opinione in un tema che parlava di Brigate Rosse e per quella opinione era stato condannato a morte. Mi auguro che questo omaggio sia accompagnato per sempre e per tutti dalla volontà di non sprofondare di nuovo nell’inferno del pregiudizio ideologico. Opinione vuol dire democrazia, sempre e per tutti». Sono stralci del discorso pronunciato dal sindaco di Busto, Emanuele Antonelli, alla confluenza tra le vie Nigra, Cellini, Costa, Gioberti e del Roccolo, largo oggi intitolato a Sergio Ramelli, ucciso a Milano 50 anni fa. Un discorso partito dalla rievocazione di un clima, quello degli anni Settanta, segnato da una partecipazione politica intensa, per tanti aspetti positiva, ma allo stesso tempo avvelenato dall’eccesso ideologico e dall’azione violenta.
Ad ascoltarlo, una folta platea composta in prevalenza, non esclusivamente, da iscritti e simpatizzanti di Fratelli d’Italia. Con una nutrita rappresentanza di Giunta e consiglieri comunali, presenti l’assessore regionale Francesca Caruso, il vicepresidente del Consiglio regionale, Giacomo Cosentino, i deputati Carlo Fidanza e Riccardo De Corato.
«Sergio – ha affermato il vicesindaco, Luca Folegani – ci trasmette il messaggio che essere liberi è il bene più importante, ci trasmette, dagli anni in cui l'attività politica poteva anche portare alla morte, il valore della libertà d'opinione. Conservo vivo il ricordo di quando, nell’anniversario della scomparsa di Sergio, andavo con gli amici sotto casa sua. Incontravamo Anita, sua mamma, che ci abbracciava».
«Con Sergio – ha ricordato il sottosegretario Paola Frassinetti – ho fatto politica studentesca a Milano. Ci veniva negata la possibilità di parlare, di fare volantinaggio dall’antifascismo militante. Dopo 50 anni, mille targhe vengono scoperte per Sergio in tutta Italia. È commovente».
Dopo la cerimonia, incontro ai Molini Marzoli incentrato sul libro “Sergio Ramelli, una storia che fa ancora paura” di Guido Giraudo.