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Politica | 03 aprile 2025, 18:00

Lega a congresso, Cassani: «Leadership di Salvini non in discussione. Al lavoro con lui su temi che scaldano il cuore ai militanti»

Sabato e domenica si terrà il congresso federale. Diciotto i delegati del Varesotto, guidati dal segretario provinciale, che in questa intervista parla del leader, dell’ipotesi di Vannacci vicesegretario, dei rapporti con gli alleati. Con un pensiero per l’ex vicesindaco di Sesto Calende Favaron, che avrebbe dovuto far parte della delegazione a Firenze

Lega a congresso, Cassani: «Leadership di Salvini non in discussione. Al lavoro con lui su temi che scaldano il cuore ai militanti»

Sabato e domenica si terrà a Firenze il congresso federale della Lega. Diciotto i delegati del Varesotto, compresi il ministro Giancarlo Giorgetti, il presidente della Regione Attilio Fontana, l’europarlamentare Isabella Tovaglieri, il deputato Stefano Candiani, il consigliere regionale Emanuele Monti. A guidarli, il segretario provinciale Andrea Cassani, che in questa intervista parla della leadership di Salvini, dell’ipotesi (non più all’ordine del giorno) di Vannacci vicesegretario, dei rapporti con gli alleati. Con un pensiero per l’ex vicesindaco di Sesto Calende Edoardo Favaron, che avrebbe dovuto far parte della delegazione varesina a Firenze.

Cassani, come arriva la Lega a questo importante appuntamento?
«Il congresso è un momento importante perché, al di là di votare il segretario e i membri del direttivo, c’è anche una serie di mozioni politiche che, soprattutto quelle che fanno riferimento al Nord, riguardano temi molto cari e già riscontrati nei passati congressi.
Del tema del Nord si era parlato a dicembre nel congresso regionale, quando è stato eletto Romeo. E ora c'è una serie di mozioni sulla necessità di più autonomia e federalismo, che sono la matrice leghista.
C’è poi una mozione importante sulla sicurezza, che richiede che venga prestata maggiore attenzione ai Comuni soprattutto del Nord, dove ci sono tanti stranieri. Essendo la loro incidenza correlata con un maggior numero di reati, riteniamo che lo Stato debba provvedere a invitare più forze dell’ordine al Nord. E come da copione, Salvini si ricandida e avrà l’appoggio di tutta la base».

La conferma di Salvini era scontata, ma la sua leadership può essere messa in discussione?
«La leadership di Salvini penso che non possa essere messa in discussione. È chiaro che quello che in tanti vogliono fare è tornare di più su alcune tematiche che scaldano maggiormente il cuore dei militanti. Questo si potrà sicuramente fare con Salvini segretario».

La Lega è nata nel nostro territorio. Dal suo punto di vista privilegiato, i malumori dei militanti storici sono reali o il racconto è accentuato?
«Sicuramente tanti anni fa sono entrato in una Lega che era diversa da quella attuale. Se però è sopravvissuta quarant’anni ed è il partito più longevo, è grazie anche alla capacità di mutare un po’ la propria pelle e seguire di volta in volta i bisogni della nostra gente. Quello che non dobbiamo fare è allontanarci dalle tematiche che riguardano le piccole imprese, la nostra gente e la nostra terra. Questa è stata la fortuna che ci ha consentito in tutti questi anni di avere tanti amministratori locali, governatori, ministri. Non dobbiamo mai perdere contatto con le nostre radici.
Per quello ci sono tante persone che spingono per prestare più attenzione alle nostre esigenze e battaglie.
Su migliaia e migliaia di militanti che ci sono in Lombardia, che cinque o dieci escano è quasi fisiologico. Devo dire che in questi quarant’anni abbondanti di storia della Lega, chi è uscito non ha mai avuto fortuna. Mi sembra che la tradizione sia rispettata».

Ha citato l’autonomia, che sembra però essere sparita dalle priorità in agenda.
«Sì, anche Calderoli ha notato che ci sono alcuni ministri che non si dannano per arrivare a indicare i lep, i livelli essenziali di prestazione legati alle loro materie, e su questo bisognerà far qualcosa. Le mozioni che parlano di Nord insistono anche su queste tematiche».

Si è parlato della possibilità che Vannacci diventi vicesegretario. Che cosa ne pensa?
«Che io sappia Vannacci non ha la tessera e per essere vicesegretario bisogna farla. Se Vannacci si tessererà con la Lega e non sarà più indipendente, ci sta. Si tratta di una persona che non ha magari le idee di tutta la base militante, ma sicuramente ha un suo seguito e lo ha dimostrato con oltre mezzo milione di preferenze prese alle scorse europee».

Meloni non ci sarà come ospite al congresso. Di recente c’è stata qualche tensione con Tajani. Come sono i rapporti tra alleati nel governo?
«La Lega deve avere una sua autonomia all’interno dell’alveo di centrodestra. C’è un programma elettorale che ha portato Giorgia Meloni a governare, ma al di là di questo ci sta che ci siano sensibilità differenti. In Europa Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia sono in gruppi parlamentari differenti. Fossimo tutti quanti d’accordo su ogni tematica, magari saremmo tutti sotto lo stesso cappello della Casa delle libertà di una volta. Credo che l’esperimento non riuscì perché ognuno ha un proprio elettorato e le proprie sensibilità. La Lega deve rispettare quella di Forza Italia e Fratelli d’Italia e, viceversa, anche gli altri devono capire che la Lega ha le sue idee e spesso e volentieri anticipa i tempi».

E nel nostro territorio?
«Con Simone Longhini e Andrea Pellicini (segretari provinciali rispettivamente di Forza Italia e Fratelli d’Italia, ndr) i rapporti sono ottimi. Qui non c’è alcun tipo di frizione o di problema, risentiamo meno di questioni politiche, ci rifacciamo più a quelle amministrative. Sono due persone con cui vado d’accordissimo e non c’è nessun problema»

Nemmeno per il posizionamento diverso in Provincia (dove Forza Italia governa col Pd)?
«È una scelta che non ho compreso, ma non si discosta tanto da alcune posizione che anche pubblicamente dei leader di Forza Italia hanno assunto a livello nazionale».

Edoardo Favaron avrebbe dovuto essere tra i delegati varesini al congresso. La sua sarà un’assenza pesantissima.
«Era un militante da oltre trent’anni, una delle militanze più longeve. Ha dato alla Lega più di quanto abbia ricevuto ed era molto contento di essere stato votato delegato. Purtroppo non ci sarà. Sicuramente verrà presto ricordato perché, non solo per la Lega di Sesto Calende ma in generale di tutta la provincia di Varese, era una figura importante».

Riccardo Canetta

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