Quando Paola era all’hospice, Giuseppe Ponti voleva farle un ultimo regalo. Un diamante? Troppo banale. Un viaggio? Impossibile. Così ha scelto l’unica cosa che poteva restare per sempre: la loro storia d’amore. Ogni giorno scriveva e ogni sera le leggeva i capitoli. In venti giorni ha completato il libro “Tienimi la mano”, un testamento d’amore che ha poi regalato a 600 persone.
Ma quel libro non è stato solo un addio. È stato l’inizio di una nuova vita. La scrittura è diventata per Giuseppe un rifugio, un modo per affrontare il dolore, per dare un senso all’assenza. Quando si svegliava nel cuore della notte pensando a Paola, scriveva. Scriveva per sopravvivere. Scriveva per non perdersi.
E così sono arrivati altri libri: “Teo e la farfalla”, un romanzo sul percorso della vita e il valore dell’amore; “Delitto sul green”, un giallo ambientato in un campo da golf; poi una raccolta di racconti brevi sulle dinamiche di coppia. Ora è in arrivo un nuovo thriller, “Inganni oltre ai vetri”, ambientato nel mondo dell’industria farmaceutica.
Ponti non era uno scrittore. Aveva un background tecnico, lavorava nel settore vendite e marketing. Ma la creatività, che un tempo usava per il lavoro, l’ha portata nella scrittura. E oggi non può più farne a meno.
Lo ha raccontato di recente agli studenti del liceo scientifico Tosi di Busto Arsizio, dove è stato ospite per parlare della sua passione. I ragazzi erano affascinati. «Dentro di noi abbiamo tante esperienze che rischiano di perdersi se non vengono messe per iscritto - ha raccontato - Scrivere è un esercizio mentale che mantiene vivi i neuroni, la fantasia, la creatività».
Per Giuseppe Ponti la scrittura è molto più di un passatempo: è un modo per dare forma ai pensieri, per catturare emozioni, per lasciare un segno. Scrivere significa scavare dentro di sé, dare voce a ricordi e sensazioni, trasformare le esperienze in qualcosa di eterno. La scrittura è memoria, è testimonianza, è identità.
E, soprattutto, scrivere è condivisione. Un libro non è solo parole su carta, è un ponte tra chi scrive e chi legge, un dialogo silenzioso capace di attraversare il tempo e lo spazio. «Quando uno scrive, scrive di sé, ma poi c’è la fantasia, la creatività che vuole esplodere. Serve per stimolare il senso critico», racconta Ponti.
Per lui la scrittura è diventata una nuova strada, un’opportunità inaspettata nata dal dolore. Ma è anche un messaggio di speranza: perché, come dimostra la sua storia, dalle pagine di un libro può nascere una nuova vita.