«Da anni, come UPI, lanciamo l’allarme sul grave depauperamento degli organici, che ha ridotto il numero di dipendenti delle Province dalle 35.000 unità del 2014 a quasi 16.000 attuali. Questo decreto non solo non interviene per risolvere il problema, ma introduce anche un nuovo ostacolo, aggravando ulteriormente la crisi di personale nelle Province e, in generale, negli enti locali, consentendo il superamento dei limiti ai trattamenti economici accessori solo per dirigenti e dipendenti ministeriali, con 190 milioni di risorse aggiuntive. È evidente che così non fa che aumentare il gap retributivo, già ampiamente evidente, tra i dipendenti della PA centrale e quelli della PA locale». Lo ha dichiarato il Presidente dell’UPI (Unione Province d'Italia), Pasquale Gandolfi, intervenendo in audizione alla Camera dei Deputati sul Decreto-legge “Disposizioni urgenti in materia di reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni”.
«Per fermare la fuga dagli enti locali», ha proseguito Gandolfi, «è necessario eliminare il tetto al salario accessorio per i dipendenti delle Province e degli enti locali, che causa una vera e propria discriminazione retributiva rispetto al personale della PA. Inoltre, è fondamentale porre un limite, almeno triennale, alla possibilità dei neoassunti di fare ricorso alla mobilità, per evitare il fenomeno sempre più diffuso di persone che utilizzano i concorsi delle Province per essere assunti nella PA e poi spostarsi nelle Regioni e nello Stato».
«Per le Province», ha concluso il Presidente dell’UPI, «resta urgente potenziare le strutture, attraverso assunzioni mirate di almeno 300 funzionari specializzati nella progettazione e realizzazione degli investimenti, nonché nella gestione degli appalti, anche a servizio dei Comuni. Ci auguriamo che il Parlamento raccolga queste proposte e intervenga con modifiche mirate per assicurare anche alle Province e agli enti locali le stesse opportunità che il decreto garantisce alla PA centrale».
Questa è la posizione del presidente della Provincia di Varese, Marco Magrini: «La fotografia del pubblico impiego in Italia è chiara: siamo il fanalino di coda in Europa per numero di dipendenti pubblici rispetto alla popolazione. Come ha riportato il Sole 24 Ore, l’Italia ha 5,7 impiegati pubblici ogni 100 abitanti, contro i 6,1 della Germania, i 7,3 della Spagna, gli 8,1 del Regno Unito e gli 8,3 della Francia. Non si tratta solo di numeri», ha proseguito il reggente di Villa Recalcati, «ma è necessario dotarsi di competenze adeguate, figure tecniche qualificate e strumenti per attrarre nuovi talenti nella pubblica amministrazione locale. Le Province non possono più permettersi di perdere personale qualificato. Da anni assistiamo a un costante svuotamento degli organici. Le Province hanno competenze fondamentali, dalla manutenzione delle scuole superiori e delle strade provinciali alla tutela ambientale, dagli appalti all’attuazione del PNRR. Se non si interviene subito, il rischio concreto è che interi settori vadano in sofferenza e che i servizi ai cittadini ne risentano sempre di più. La digitalizzazione aiuta, ma da sola non basta: senza investimenti sul personale non si può garantire una pubblica amministrazione efficiente e vicina ai territori».
Magrini continua: «Bisogna introdurre iniziative per garantire il funzionamento delle Province, come eliminare il tetto al salario accessorio per i dipendenti delle Province, perché non possiamo continuare a subire una disparità di trattamento rispetto alla PA centrale. Allo stesso tempo, va rivista la mobilità, introducendo un vincolo triennale per chi viene assunto, per evitare che le Province diventino solo un trampolino di lancio verso altri Enti».
«Chiediamo al Parlamento di modificare il decreto con misure concrete ed equilibrate: stipendi adeguati e nuove assunzioni per dare stabilità agli enti locali, prevedendo risorse certe e procedure semplificate per il reclutamento. Senza queste risposte, sarà difficile continuare a garantire servizi essenziali ai cittadini. Anche la Provincia di Varese sposa e fa propria la voce fatta risonare all’audizione presso le Commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavoro del Presidente di UPI, Pasquale Gandolfi, per assicurare anche alle Province e agli enti locali le stesse opportunità che il decreto garantisce alla PA centrale», conclude il presidente della Provincia di Varese.