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Storie | 27 febbraio 2025, 10:30

La musica e la vita secondo Gianni Buzzi: un weekend per rituffarsi nella magia di via Cavour

Da venerdì a domenica a Busto la Galleria Boragno ospita un evento dedicato al compianto commerciante dell'omonimo negozio di dischi. Francesca Boragno: «Un evento fatto con il cuore, per raccontare il suo amore per le note e per il suo lavoro»

La musica e la vita secondo Gianni Buzzi: un weekend per rituffarsi nella magia di via Cavour

La passione e la dedizione di Gianni Buzzi vive in tantissimi amanti della musica  di Busto Arsizio (e non solo). La sua arte, i suoi dischi, il suo negozio hanno fatto parte della quotidianità di diverse generazioni di bustocchi, che varcavano la porta che affacciava sulla centralissima via Cavour e si trovavano in un mondo fatato, una vera e propria biblioteca della musica, in un'atmosfera che aveva qualcosa di magico. Ha indubbiamente segnato un'epoca per gli appassionati di qualsiasi genere, quando ancora non esistevano internet e la fruizione della musica avveniva in maniera più appassionante e senza il “mordi e fuggi” che oggi sicuramente disperde più velocemente le vibrazioni positive di quest'arte. Aprire quei cassetti, rovistare per cercare i propri artisti preferiti o anche solo per lasciarsi affascinare da nomi, titoli, immagini, proiezioni. 

Quella vetrina non è più piena di dischi e cd da ormai quindici anni e Gianni, purtroppo, non c'è più da quasi due (LEGGI QUI). Ma quello che ha dato a noi bustocchi, il suo modo di intendere la musica e il suo lavoro, è necessario sia tramandato. Da questa esigenza, oltre che da quella di rendergli omaggio, nasce l'evento organizzato dalla sua ultima compagna di vita, l'altra storica commerciante cittadina Francesca Boragno. 

"C'è buona musica in Galleria": da venerdì sera a domenica pomeriggio, diversi eventi animeranno la Galleria Boragno. In via Milano 4 si comincerà il 28 febbraio con la presentazione del libro di Luca Fassina «Gusto/Disgusto», con aneddoti e ricette sui gusti gastronomici di celebri rockstar; si parlerà anche di “Ciao 2001”, la iconica rivista musicale che dal 1968 al 2000 ha raccontato del mondo delle sette note. 

L'1 marzo, invece, a partire dalle 17, si parlerà di Pink Floyd, con la presentazione del libro fotografico realizzato da Mirko Borroni con gli scatti relativi al concerto della storica rock band londinese a Brescia nel 1971. La Galleria sarà però aperta anche nella mattina di sabato (tra le 10 e le 12.30) e di domenica 2 marzo (tra le 10 e le 12.30 ma anche tra le 15 e le 18.30) con la musica e i dischi di due amici di Gianni: la Carù di Gallarate porterà una selezione dei suoi vinili, anni '70, diffusi all'interno dello spazio di via Milano dagli impianti hi-fi di qualità forniti da Pieffe Elettronica, il negozio gallaratese della famiglia Pavan. 

Gianni, insomma, nonostante fosse schivo e silenzioso, vive ancora nel ricordo di chi l'ha conosciuto più da vicino: «Ho avuto modo di apprezzare moltissimo il suo modo di intendere la vita - spiega, con emozione, Francesca Boragno -, il suo impegno per questo lavoro che, come per me, è stato un credo quotidiano. Ancor prima di conoscerlo personalmente, anche io ero sua cliente sin da bambina: il mio primo 45 giri, quello di “Imagine” di John Lennon, l'ho comprato da lui con le prime paghette che mi che diede mia nonna. Quel disco lo conservo ancora, preziosissimo». Anche quando, nel 2010, il negozio di dischi chiuse, Gianni proseguì riparando gli impianti hi-fi, diventando un punto di riferimento per tanti appassionati, non solo da Busto: «Proseguì fino al 2020, fino a quando ha potuto – continua Francesca – Sarà presente chi, come Pavan e Carù, ha potuto conoscere Gianni e apprezzarne le qualità umane e lavorative. Spero davvero che questo evento possa essere un momento di buona musica e di incontro, la galleria è un luogo dove organizziamo appuntamenti non per il guadagno ma per diffondere cultura, in questo caso musicale. Lui se ne è andato silenziosamente, senza poter salutare nessuno: questo evento è un modo che permetterà a tutti di farlo, seppur a distanza di tanto tempo ma con il linguaggio che piaceva a Gianni». 

Giovanni Ferrario

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