Un viaggio nella storia della canzone italiana, quella degli anni Sessanta, quella di Celentano, Toto Cutugno, Lùnapop, Peppino di Caprio, Domenico Modugno, Renato Carosone e tanti altri. Una nostalgia degli anni Sessanta e Settanta si respirava ieri al teatro Sociale Delia Cajelli per la prima edizione del “Varietà” messo in scena da un trio di sodalizi made in Busto Arsizio: Aretè, Nuova Busto musica e il Sociale.
Hanno unito le forze e in tandem hanno dato vita a uno spettacolo brioso, scintillante, sulla scia di Canzonissima. Così sulle note della trasmissione televisiva di varietà che sul piccolo schermo ha tenuto incollati milioni di italiani dal 1956 al 1975 con gare di canzoni, comici, soubrette, sketch e balletti, ieri sul palcoscenico di piazza Plebiscito si respirava esattamente quel clima.
«Una serata che ci ricorderà, ci riporterà indietro col tempo attraverso un viaggio nella canzone italiana», esordisce la presentatrice. Che subito interroga il pubblico facendo alzare la mano a chi si ricorda di Canzonissima. Tante mani alzate, consenso pressoché unanime, prende il via il varietà: cinque esibizioni nella prima parte, cinque nella seconda. Il teatro pieno a metà, più di 400 spettatori, L’appaluso del pubblico decreta il vincitore. Si istruisce il pubblico sull’intensità della battuta di mani e via con la prima performance: una canzone del 1966 di Caterina Caselli che celebra la libertà di essere se stessi: “Nessuno mi può giudicare”. Di due anni dopo la canzone successiva: un ritmo veloce scandisce “Azzurro” di Celentano. Ritmo ancora più veloce per il terzo step: “50 special” dei Lunapop. L’applausi del pubblico si fa sentire più del solito, si pensa che potrebbe conquistare il podio. Poi Toto Cutugno con il suo inno alla cultura italiana in “Italiana”, appunto. E per calare il sipario della prima tranche, Mina con un viaggio ricordo per trasportare nel fascino di “Tintarella di luna”.
Si vota: tanti gli applausi, poche battute di mani “alla rovescia”, ma tra tutti si distingue “50 Special”, l’inno alla “Vespa” che lascia nella testa un ritornello indimenticabile. (VIDEO)
Ma la serata non è solo canzone e musica: a metà, una parentesi per parlare dell’ingiustizia verso il gentil sesso con un breve intermezzo sul significato di alcune parole che al maschile assumono un significato e al femminile entrano nel campo semantico dello scurrile, segno della discriminazione dei generi anche nel linguaggio.
Inizia la seconda parte: altre cinque performance per viaggiare a ritroso con il tempo. La prima rispolvera il celeberrimo “Saint Tropez twist” di Peppino di Caprio: si rende complice il pubblico coinvolgendolo nei balli. I performer scendono in sala e fanno ballare alcuni spettatori scelti a caso. Poi un omaggio a “Napoli” e spazio a Renato Carosone con “Tu vuò fa l’americano”. Applausi scroscianti e quindi via con Domenico Modugno, vincitore di Sanremo nel 1958 con “Nel blu dipinto di blu” e il Quartetto Cetra con “Un bacio a mezzanotte”. Di nuovo la parola al pubblico: gli applausi decretano vincitore della seconda tranche “Tu vuò fà l’americano”. Che entra in finale con la canzone vincitrice della prima parte, quella dei Lùnapop. Ma la platea preferisce le note travolgenti del cantautore, pianista, direttore d’orchestra e compositore napoletano. Dunque vincitrice della prima edizione: “Tu vuò fa l’americano”.
In prima fila il sindaco Emanuele Antonelli, la vice Manuela Maffioli, gli assessori Cerana e Mariani e il consigliere Alessandro Albani.
Brava la regista e coreografa Elena Valli. Hanno magistralmente interpretato i performer di Aretè e musical Academy Sofia Broggi, Carlotta Frigo, Elisa Ghisellini, Elisa Macchi, Vittoria Menzaghi, Maria Chiara Mosconi e Carola Veronelli. Applausi anche alla band: a Cesare Bonfiglio (chitarra e direzione), Arianna Bruno (voce), Marco D’Errico (voce), Marco Conti (contrabbasso), Carlo Attolini (batteria e sequenze). (VIDEO)